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INTERVENTO ESEGUITO SENZA CONSENSO: I BENEFICI NON COMPENSANO LA PERDITA DEL DIRITTO ALLA SCELTA DI TRATTAMENTI MENO DEMOLITORI

Il consenso informato ha come correlato la facoltà non solo di scegliere tra le diverse possibilità di trattamento medico, ma - attesa la nuova dimensione che ha assunto la salute (non più intesa come semplice assenza di malattia, ma come stato di completo benessere fisico e psichico, e quindi coinvolgente, in relazione alla percezione che ciascuno ha di sé, anche gli aspetti interiori della vita come avvertiti e vissuti dal soggetto nella sua esperienza) - altresì di rifiutare la terapia e di decidere consapevolmente di interromperla in tutte le fasi della vita, ivi compresa quella terminale.

La circostanza che l’intervento medico non preceduto da acquisizione di consenso sia stato, in ipotesi, risolutivo della patologia che il paziente presenta non risulta idonea di per sé ad  eliminare i danni conseguenza.

Il beneficio tratto dall’esecuzione dell’intervento in queste ipotesi non ‘compensa’ la perdita della possibilità di eseguirne uno meno demolitorio e nemmeno uno che, se eseguito da altri, avrebbe provocato meno sofferenza. Qualora l’intervento eseguito si riveli l’unico possibile e, quindi, che,  se fosse stato eseguito altrove o successivamente, esso avrebbe dovuto avere identica consistenza ed identici effetti, la verificazione del beneficio derivante dalla sua esecuzione in ogni caso non potrebbe in alcun modo compensare almeno  la “perdita” della possibilità di scegliere di non sottoporsi all’intervento. Possibilità che è preservata dal diritto al consenso informato.